giovedì 19 dicembre 2013

FILOSOFIA-Arte della memoria: dalle origini a Giordano Bruno da mercoledì 15 gennaio 2014










5 incontri : mercoledì 15-22-29 gennaio; 5-12 febbraio 2014 
   Docente: Marco EGGENTER
dalle 15.00 alle 17.00
Sede corso: presso Auditorium I.I.S. Antonietti - via Paolo VI - Iseo (BS)
Costo € 30,00
Informazioni e iscrizioni:
 segreteria: martedì – giovedì - venerdì ore 10.30- 12.00
viale Repubblica 3 – Iseo (BS) tel. 030 980047



PROGETTO

Contenuto del corso: La mnemotecnica nella civiltà Classica, nel Medioevo e nel Rinascimento con particolare attenzione al metodo di Giordano Bruno e alla sua applicazione pratica.
Cinque lezioni frontali di due ore per un totale di dieci ore.
Taglio: Storico-Filosofico.

ARGOMENTI TRATTATI

·         Le origini
·         Sviluppi nella Grecia classica e nel mondo latino
·         Il Medioevo: La mnemotecnica di Alberto Magno e di Tommaso
·         Umanesimo e arte della memoria
·         Lullo e il lullismo
·         Pietro da Ravenna e la “Phoenix sive artificiosa memoria”
·         Il Rinascimento e la mnemotecnica magica
·         Giordano Bruno e il segreto delle ombre

BREVE DESCRIZIONE

L’arte della memoria non era solamente una tecnica atta a rimemorare testi o orazioni ma era anche e soprattutto un modo di dare senso alla realtà ed interpretare il mondo. L’arte della memoria è un’arte antica di cui si son perse le tracce ma che ebbe, almeno fino al 18° secolo, un’importanza primaria nello sviluppo del pensiero ontologico, metafisico ed etico. Inizierò, pertanto, dall’arte della memoria classica, usata dagli oratori per facilitare lo svolgimento di loro discorsi per giungere, passando per la Scolastica di Alberto Magno e Tommaso D’Aquino in cui viene assumendo una precisa connotazione etica, al Rinascimento. Qui i nuovi intellettuali-maghi, imbevuti di neoplatonismo ed ermetismo, la usarono come metodo per imprimere nella memoria le immagini fondamentali e archetipe che presupponevano, come sistema di locazione mnemonica, lo stesso ordine cosmico e consentiva, così, una conoscenza profonda dell’universo. Cercherò di analizzare anche una seconda tradizione dell’arte, ossia l’“ars magna” di Raimondo Lullo, con la sua logica combinatoria che fu di fondamentale importanza per Bruno e per moltissimi “maghi” che cercavano il mezzo per ricostruire l’ordito e la trama del tutto ed enunciare la ragione delle cose chiudendole in un sistema razionale compiuto: eterno ideale pansofico.


Mi soffermerò sugli aspetti di innovazione che Bruno offrì a quest’arte, analizzando in particolare il “De umbris idearum”, il primo testo di mnemotecnica bruniana a noi pervenuto, cercando di illustrare come il “sapiente” in Bruno si trasformi nell’  “Eroe furioso” in cui il delirio amoroso neoplatonico si trasforma in quel potere della mente di accogliere in sé, almeno per un effimero attimo, il tutto infinito racchiuso nell’unità della monade; un infinito che diviene, attraverso la mente preparata dall’arte della memoria, occasione di conoscenza in quanto la sua acquisizione per riflesso, mai passiva, è prima di tutto pensata ed agita dalla e nella mente stessa. Infine cercherò di dipanare l’arcano del suo funzionamento pratico quasi fosse una “macchina” di cui sveleremo gli ingranaggi ed i movimenti, tenendo presente l’assunto del Nolano per cui  la sinergia tra teoria e prassi permette all’uomo di essere  “magnum miraculum”, un “Dio de la terra” come Bruno afferma nello “Spaccio de la bestia trionfante”.
Concludo con le parole di Michele Ciliberto: “L’ars memoriae è qualcosa di più importante di una sorgente generativa, pur fondamentale, della “nova filosofia”: è la forma stessa della mente del Nolano, la “struttura”  attraverso cui essa si esprime”.
Comprendere l’arte della memoria è dunque la via maestra e ineludibile non solo per migliorare la nostra memoria naturale ma per  trasformare il nostro sguardo sul mondo.  
L’argomento di questo breve ciclo di lezioni risulterà inconsueto alla maggior parte degli uditori. Pochi infatti sanno che i greci inventarono un’arte della memoria che, come tutte le arti da loro inventate, venne trasmessa a Roma e da lì passò nella tradizione europea. Quest’arte si prefigge lo scopo di fissare i ricordi attraverso la tecnica di imprimere nella memoria “luoghi” e “immagini”. Al giorno d’oggi pare un ramo assai secondario dell’attività umana ma nelle età precedenti l’invenzione della stampa, una memoria ben  addestrata era d’importanza vitale. Ma al di là del valore pratico di questa strana invenzione  vorrei sottolineare, in questi incontri, che la manipolazione delle immagini nella memoria deve sempre, in qualche misura, coinvolgere la psiche come un tutto e se dunque Mnemosine, come dicevano i greci, è la madre delle muse allora la storia dell’educazione di questa, che è la più fondamentale e sfuggente facoltà umana è destinata a tuffarci in acque assai profonde.

Come premessa al ciclo di lezioni farò un breve accenno a Platone e ad Aristotele per presentare ciò che i due massimi filosofi greci scrissero riguardo alla memoria. Questo perché gli autori di mnemotecnica, in tempi e luoghi diversi, trovarono sempre una giustificazione filosofica al suo utilizzo proprio rifacendosi al pensiero dei due grandi filosofi.

 Inizieremo la trattazione vera e propria parlando di Simonide di Ceo che la tradizione vuole  inventore di quest’arte. Vedremo come questa si diffuse rapidamente tra gli oratori e i filosofi greci, soprattutto nella scuola sofista, e come questo nuovo metodo di rimemorazione   garantì loro un successo culturale e politico duraturo. Accenneremo poi ad una interessante deriva che l’arte assunse nella tarda antichità per opera dei neo-pitagorici  che la volsero in arte magico-divinatoria e il cui esponente più significativo fu Apollonio di Tiana. Da qui passeremo a Roma presentando i tre testi fondamentali dell’arte della memoria a noi giunti: l’Ad Herenium, il De oratore di Cicerone e il De Istitutione oratoria di Quintiliano: testi fondamentali per la comprensione del funzionamento tecnico dell’arte e che rimasero nei secoli il punto di riferimento di tutti gli autori di mnemotecnica, Bruno compreso.

La seconda lezione riguarderà l’arte della memoria nel Medioevo. Vedremo come da un’iniziale oblio si assista ad una sua rinascita soprattutto ad opera di Alberto Magno e Tommaso d’Aquino che però la trasformarono mutandone i fini: da arte concepita per rimemorare discorsi retorici divenne un’arte religiosa con precisi intenti etici. Da qui nacque l’Ars Predicandi ovvero quell’arte che caratterizzò i predicatori itineranti soprattutto Domenicani e Francescani. Passeremo poi all’Umanesimo dove l’arte recuperò la sua originaria natura liberandosi dalle pastoie etico-religiose rivolgendosi però non più agli oratori ma a banchieri e notai che ne fecero uno strumento pratico di lavoro. Lo faremo presentando un personaggio assai singolare: Pietro da Ravenna e la sua Phoenix seu artificiosa memoria che fu forse uno dei più grandi successi editoriali dell’epoca.

Con la terza lezione giungeremo al Rinascimento dove l’arte della memoria cambierà pelle diventando una vera e propria arte magica. Ma prima sarà necessario presentare un altro singolare personaggio: Raimondo Lullo e la sua Ars combinatoria. Il “divino” Lullo, sempre in bilico tra storia e leggenda, è uno dei pensatori più affascinanti e sconosciuti d’europa. Inventore di una logica combinatoria costruita attraverso cerchi rotanti, Lullo influenzò in modo determinante i dotti rinascimentali, soprattutto Giordano Bruno che utilizzò il suo metodo per inventare una nuova arte della memoria. Vedremo dunque come Lullo venne recepito nelle scuole rinascimentali, come venne utilizzato, come venne “divinizzato”. Affronteremo poi un aspetto poco conosciuto del pensiero rinascimentale riscoprendo Venezia e la retorica neoplatonica che qui si sviluppò nel XVI sec. A questo proposito parlerò di Giulio Camillo detto il Delminio e del suo affascinante ed incredibile teatro magico della memoria.

La quarta lezione riguarderà esclusivamente Giordano Bruno ed il suo segreto delle ombre. Qui rileggeremo l’arte della memoria in un orizzonte filosofico per scoprire che quest’arte è il cardine ed il fondamento dell’intera architettura filosofica del Nolano. Lo faremo attraverso il primo testo che Bruno dette alle stampe: il De umbris idearum seguendo quella tensione tra filosofia-magia-mnemotecnica che caratterizza  questo oscuro scritto. Mi soffermerò sugli aspetti di innovazione che Bruno offrì a quest’arte cercando di illustrare come il “sapiente” in Bruno si trasformi nell'  “Eroe furioso” in cui il delirio amoroso neoplatonico si trasforma in quel potere della mente di accogliere in sé, almeno per un effimero attimo, il tutto infinito racchiuso nell’unità della monade; un infinito che diviene, attraverso la mente preparata dall’arte della memoria, occasione di conoscenza in quanto la sua acquisizione per riflesso, mai passiva, è prima di tutto pensata ed agita dalla e nella mente stessa.

Infine, nella quinta lezione cercherò di dipanare l’arcano del  funzionamento pratico della nuova arte presentata da Bruno, quasi fosse una “macchina” di cui sveleremo gli ingranaggi ed i movimenti, tenendo presente l’assunto del Nolano per cui  la sinergia tra teoria e prassi permette all’uomo di essere  “magnum miraculum”, un “Dio de la terra” come Bruno afferma nello “Spaccio de la bestia trionfante.

P.S. Sarà a disposizione dei partecipanti un testo da me scritto dal titolo : L’arte della memoria. Da Simonide di Ceo a Giordano Bruno fornito di una ricca bibliografia. Il testo (ora in stampa) potrà essere liberamente acquistato.

Nessun commento:

Posta un commento